{"id":909,"date":"2026-05-11T12:37:49","date_gmt":"2026-05-11T12:37:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mevapp.it\/?p=909"},"modified":"2026-06-30T13:23:05","modified_gmt":"2026-06-30T13:23:05","slug":"i-mestieri-simbolo-dellemigrazione-temporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/2026\/05\/11\/i-mestieri-simbolo-dellemigrazione-temporanea\/","title":{"rendered":"I mestieri simbolo dell&#8217;emigrazione temporanea"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si parla di mestieri dell'emigrazione temporanea va necessariamente evocato un mondo in movimento, dove la dimensione artigianale e quella commerciale sono strettamente connesse.<br>Ci sono mestieri itineranti ormai consueti, praticati in Veneto come in altre parti d'Italia: servizi di manutenzione, riparazione, trasporto e vendita. Il <strong><em>mol\u00e9ta<\/em><\/strong> (arrotino), l'<strong><em>ombrel\u00e0ro <\/em><\/strong>(riparatore d'ombrelli), lo <strong><em>spazzacam\u00ecn<\/em><\/strong> (spazzacamino).<br>C'\u00e8 il<strong><em> barc\u00e0ro<\/em><\/strong> che naviga lungo i fiumi del Veneto con i <em>burci<\/em>, tipiche imbarcazioni a fondo piatto per il trasporto delle merci. Qualcuno porta addirittura l'acqua potabile dal Brenta a Venezia, dove entrano in azione le <strong><em>bigolanti<\/em><\/strong>, in genere giovani emigrate che la vendono (l'acqua) tra calli e campielli, trasportandola con i <em>bigoli<\/em>, le aste di legno ad arco alle quali si agganciano i secchi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche le attivit\u00e0 agricole, pastorali e boschive si svolgono in movimento e spesso portano lontano da casa.<br>I <strong>braccianti agricoli<\/strong> della pianura dei latifondi \u2013 in particolare nella provincia di Rovigo \u2013 sono abituati a spostarsi in vaste aree, sconfinando anche fuori regione, alla ricerca di lavori a cottimo, inseguendo le stagioni e i cicli colturali.<br>Gli <strong><em>sfalciatori <\/em><\/strong>veneti si muovono in squadre organizzate ed efficienti per svolgere il loro lavoro dal Trentino ai Paesi della Mitteleuropa.<br>Dal territorio di fondovalle tra Feltre e Belluno partono le <strong><em>ci\u00f2de<\/em><\/strong> (cos\u00ec chiamate per l'uso di scarpe chiodate), quasi sempre giovanissime, destinate ai lavori agricoli stagionali nel Trentino e spesso \"comprate\" nel mercato di Trento.<br>I <strong>pastori transumanti<\/strong> seguono regolarmente i loro percorsi dagli altopiani di Asiago o di Lamon verso le pianure venete o lombarde, dove svernano, per poi fare ritorno in quota a primavera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche i <strong>boscaioli <\/strong>del Bellunese e dell'Altopiano di Asiago, altamente specializzati e ricercati, si spostano lontano. <br>I <strong><em>segantini<\/em><\/strong>, specialisti del taglio a quattro mani, arrivano a emigrare nei cantieri boschivi dell'Europa centrale e orientale, specialmente in Slavonia e nei Balcani; qualcuno si spinge anche oltreoceano, sino alle foreste delle sequoie giganti della California.<br>Inizialmente collegato alla silvicoltura veneta \u00e8 il mestiere degli <strong>zattieri<\/strong> (<strong><em>zat\u00e8r<\/em><\/strong>) e dei <strong><em>menad\u00e0s<\/em><\/strong> del Piave e del Boite, che si distinguono per la loro leggendaria capacit\u00e0 professionale. Sono maestri insuperabili delle <em>men\u00e0de<\/em> (fluitazioni), parte integrante di un complesso e organizzato sistema preindustriale di distribuzione del legno cadorino che, alla fine del Settecento, arriva a portare all'Arsenale di Venezia fino a 350.000 tronchi all'anno. La progressiva decadenza della Serenissima Repubblica porta gli zattieri del Piave a cercare fortuna altrove: dall'area carpatico-danubiana dell'Impero austroungarico ai fiumi dell'America Settentrionale.<br>Al bosco \u00e8 strettamente legato anche il lavoro dei <strong><em>carbon\u00e8ri,<\/em><\/strong> che utilizzano il sistema del <strong><em>pojat <\/em><\/strong>per la produzione del carbone da legna.<br>I cimbri dell'Altopiano di Asiago e dell'Alpago-Cansiglio si distinguono anche come artigiani del legno (<strong><em>tzimbarar<\/em><\/strong>), specializzati nella lavorazione e nella vendita delle scatole per la conservazione degli alimenti, tanto da essere chiamati <strong><em>scatoleri<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'Agordino \u00e8 il mondo dei <strong>seggiolai <\/strong>\u2013 i cosiddetti <strong><em>conze<\/em><\/strong> o <strong><em>caregh\u00e8te <\/em><\/strong>\u2013 abili impagliatori di sedie. Una microeconomia nata a Tiser (Gosaldo) gi\u00e0 nel XVIII secolo. Il <em>caregh\u00e8ta<\/em> \u00e8 un antesignano del <em>just in time<\/em> e della pronta consegna. Emigra dal 24 agosto (sagra di San Bartolomeo) fino ai primi di maggio. Arriva con i ferri del mestiere in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e quindi in vari Paesi d'Europa. Cerca e trova la materia prima (erba palustre) sul posto, organizza depositi di paglia e cordoncino. Si muove acrobaticamente, prima a piedi, poi con carretti e biciclette. Porta con s\u00e9 anche i<em> gab\u00f9ri<\/em> (garzoni di 10-12 anni). In un'ora \u00e8 in grado d'impagliare una sedia normale. Un mestiere, a suo modo creativo, che scompare con l'avvento dell'industria del mobile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal legno alla pietra il passo \u00e8 breve. Il Longaronese \u00e8 la patria dei <strong><em>taiapi\u00e8re <\/em><\/strong>(cavatori) e degli <strong><em>scalpel\u00ecn<\/em><\/strong> (scalpellini) di Castellavazzo, apprezzati anche fuori dal loro territorio e destinati all'emigrazione temporanea.<br>Questi specialisti si affiancano a molti altri lavoratori veneti che si distinguono come minatori e tecnici delle miniere, nel settore edile e nella costruzione di grandi opere: dagli <strong><em>esampon\u00e8r<\/em><\/strong>, i lavoratori delle ferrovie, ai manovali e alle maestranze che danno un contributo fondamentale alla realizzazione dei grandi trafori e di alcune fra le pi\u00f9 importanti dighe d'Europa e del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel novero dei mestieri itineranti occupano un posto speciale quelli originatisi in Comelico, territorio dall'anima ladina e prossimo al mondo germanofono. Da qui partono per decenni i <strong><em>clonp\u00e4r<\/em><\/strong>, <strong><em>stagn\u00e0ri<\/em><\/strong> o stagnini, riparatori di pentole, e i <strong><em>crom\u00e8r<\/em><\/strong> o <strong><em>crom\u00e0ri<\/em><\/strong>, assimilabili ai friulani <strong><em>cram\u00e2rs<\/em><\/strong> (dal tedesco <em>Kram<\/em>, \"merce\"): piccoli artigiani e mercanti ambulanti diretti a piedi, fin dal XVII secolo, verso i Paesi dell'Europa centro-orientale, con le loro cassette a scomparti piene di mercanzie.<br>Una consuetudine diffusa anche nei territori limitrofi del Friuli e del Trentino, con diverse specializzazioni: dai venditori ambulanti di manufatti in vetro prodotti dai <strong><em>fiol\u00e8r <\/em><\/strong>(vetrai) veneziani ai<strong><em> tesini <\/em><\/strong>della vicina Valsugana, che propongono sui mercati dell'Europa centrale le pregiate stampe realizzate dai Remondini di Bassano del Grappa. Fino alle \"mitiche\" venditrici bellunesi: le <strong><em>cr\u00f2mere <\/em><\/strong>(o <strong><em>crom\u00e8re<\/em><\/strong>), provenienti soprattutto da Lamon, che con i loro tessuti e prodotti di merceria percorrono le strade di tutta la Svizzera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Zoldo, verso la met\u00e0 dell'Ottocento, cominciano a emigrare verso le piazze di Milano gli<em> <strong>sc\u00f2ti<\/strong><\/em>, i venditori di caldarroste, pere cotte e <em>caram\u00e8i<\/em>, frutta caramellata, che richiamano i clienti con la caratteristica cantilena \u00absc\u00f2ti-peri-c\u00f2ti\u00bb.<br>Organizzati in compagnie, gli<em> sc\u00f2ti <\/em>creano una filiera solidale di lavoro: c'\u00e8 chi acquista la merce a \"chilometro zero\", chi \u00e8 addetto alla cassa o alla mensa comune, chi alla vendita lungo le vie. <br>Questi ambulanti di dolciumi sono gli antesignani dei mitici <strong>gelatieri zoldani e cadorini<\/strong>, partiti proprio dalla strada e oggi proprietari di prestigiosi locali in tutto il mondo, simbolo per eccellenza dei mestieri che hanno caratterizzato l'emigrazione temporanea dal Veneto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di mestieri dell&#8217;emigrazione temporanea va necessariamente evocato un mondo in movimento, dove la dimensione artigianale e quella commerciale sono strettamente connesse.Ci sono mestieri itineranti ormai consueti, praticati in Veneto come in altre parti d&#8217;Italia: servizi di manutenzione, riparazione, trasporto e vendita. 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