{"id":901,"date":"2026-05-11T12:35:27","date_gmt":"2026-05-11T12:35:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mevapp.it\/?p=901"},"modified":"2026-06-30T13:39:30","modified_gmt":"2026-06-30T13:39:30","slug":"gelati-il-lato-dolce-dellemigrazione-veneta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/2026\/05\/11\/gelati-il-lato-dolce-dellemigrazione-veneta\/","title":{"rendered":"Gelati: il lato dolce dell&#8217;emigrazione veneta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tradizione del gelato affonda le sue radici in un passato lontano. Forse gi\u00e0 nell'antica Roma. Negli scritti di Plinio il Vecchio fa capolino la <em>dulcis nix<\/em>, probabilmente un antenato del sorbetto, ottenuto con ghiaccio finemente tritato, miele e succo di limone. Per produrlo \u2013 in quantit\u00e0 limitate e a beneficio delle classi pi\u00f9 agiate \u2013 i <em>nivaroli<\/em> si spingevano fino alle pendici dell'Etna per raccogliere il ghiaccio, poi conservato nei <em>dolia<\/em> dei <em>thermopolia<\/em>, i \u201cfast-food\u201d dell'antica Roma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo questi primi esordi e la sua scomparsa nel Medioevo, il gelato ricompare nel Rinascimento. Tra i pionieri vengono ricordati due maestri fiorentini: un certo Ruggeri, pasticcere al seguito di Caterina de' Medici alla corte di Francia, e Bernardo Buontalenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Seicento si afferma il gelato siciliano: il sorbetto, lo <em>sherbet<\/em> della tradizione araba. Perfezionato dal palermitano Francesco Procopio dei Coltelli, conquista Parigi nel celebre Caf\u00e9 Procope. Rimane tuttavia un prodotto d'\u00e9lite, riservato ai salotti dell'aristocrazia europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 solo nel Settecento che il gelato fa la sua comparsa nella Val di Zoldo<\/strong>.<br>Come si racconta, un certo Bocci, aiuto pasticcere imperiale a Vienna, comincia a venderlo con un piccolo carretto lungo le stesse strade gi\u00e0 percorse dai merciai ambulanti.<br>Ma perch\u00e9 proprio la montagna diventa la culla dell'arte gelatiera?<br>La risposta nasce dall'incontro tra necessit\u00e0, ingegno e un prezioso alleato naturale: il freddo.<br>Oggi il gelato dipende da sofisticati sistemi di refrigerazione. Ma fino alla met\u00e0 dell'Ottocento il ghiaccio non poteva essere prodotto artificialmente. La prima macchina per fabbricarlo venne brevettata soltanto nel 1851 dal medico americano John Gorrie, mentre il primo frigorifero elettrico domestico arriv\u00f2 sul mercato solo nel 1913.<br>Per secoli, dunque, il ghiaccio dovette essere trovato. E la montagna ne offriva la disponibilit\u00e0. Ghiacciai e nevai, allora molto pi\u00f9 estesi di oggi, fornivano la materia prima, mentre profonde cantine o isolate ghiacciaie consentivano di conservarla fino all'estate.<br>La povera agricoltura di montagna metteva inoltre a disposizione gran parte degli ingredienti necessari: latte fresco, panna e uova. Mancava, per\u00f2, quello pi\u00f9 prezioso e costoso: lo zucchero.<br>I gelatieri della Val di Zoldo e del Cadore risolsero il problema acquistandolo a credito dai grossisti delle citt\u00e0 della Mitteleuropa dove emigravano stagionalmente, soprattutto in Austria e Germania. Il debito veniva saldato con gli incassi dell'estate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La preparazione del gelato richiedeva pazienza, esperienza e abilit\u00e0 manuale. Latte, panna, uova, zucchero e aromi naturali venivano dapprima amalgamati fino a ottenere una miscela omogenea. Questa veniva poi versata in un recipiente metallico inserito all'interno di una caratteristica <strong>mastella concentrica di legno<\/strong>, come quella esposta al MEV. Nell'anello tra il recipiente interno e la parete esterna si collocava una miscela di ghiaccio tritato e sale grosso: il sale abbassava la temperatura ben al di sotto dello zero e permetteva alla crema di congelare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto iniziava la fase pi\u00f9 delicata: la <strong>mantecazione<\/strong>. Girando lentamente una manovella per una quarantina di minuti, il gelatiere manteneva la miscela in continuo movimento, staccandola dalle pareti gelate del recipiente. Era proprio questo paziente lavoro manuale che impediva la formazione di grossi cristalli di ghiaccio, incorporava aria e conferiva al gelato la sua consistenza cremosa.<br>Una volta pronto, il gelato veniva trasferito in contenitori isolati con ghiaccio e sale, che ne consentivano il trasporto e la vendita ambulante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella seconda met\u00e0 dell'Ottocento i gelatieri zoldani e cadorini organizzarono la vendita in modo sempre pi\u00f9 strategico. Antonio Tomea piazz\u00f2 i primi carrettini davanti al Prater e a Sch\u00f6nbrunn, a Vienna. Fu l'inizio di un'inarrestabile ascesa. Nel 1890 era gi\u00e0 a Lipsia con ventiquattro carrettini, pioniere di quel mercato tedesco dove il gelato veneto \u00e8 tuttora sinonimo di qualit\u00e0 italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1903 il cadorino <strong>Italo Marchioni<\/strong> (poi americanizzato in Marchiony) brevett\u00f2 a Washington il <em>mold for forming biscuit cups<\/em> (U.S. Patent n. 746.971): uno stampo per produrre coppe commestibili. Fu il colpo di genio da cui prese forma il <strong>cono<\/strong>, contribuendo alla diffusione planetaria del gelato. Grazie a questa innovazione <strong>il gelato divenne uno dei pi\u00f9 amati prodotti dello <em>street food<\/em> mondiale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento molti Paesi europei vietarono il commercio ambulante. I gelatieri veneti seppero ancora una volta adattarsi ai cambiamenti: i carrettini lasciarono progressivamente il posto alle botteghe artigiane, destinate a trasformarsi nelle gelaterie che ancora oggi s'incontrano in Germania, Austria, Olanda e in molti altri Paesi del mondo, dall'Argentina all'Australia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una storia di ingegno, lavoro e capacit\u00e0 d'innovazione che ha trasformato un semplice dolce, nato dall'antica mobilit\u00e0 stagionale dei veneti, in un prodotto universale. Uno dei simboli del successo dell'imprenditorialit\u00e0 italiana e veneta nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tradizione del gelato affonda le sue radici in un passato lontano. Forse gi\u00e0 nell&#8217;antica Roma. Negli scritti di Plinio il Vecchio fa capolino la dulcis nix, probabilmente un antenato del sorbetto, ottenuto con ghiaccio finemente tritato, miele e succo di limone. 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