{"id":891,"date":"2026-05-11T12:32:32","date_gmt":"2026-05-11T12:32:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mevapp.it\/?p=891"},"modified":"2026-06-30T13:56:04","modified_gmt":"2026-06-30T13:56:04","slug":"movimenti-nelle-retrovie-limpatto-delle-guerre-sullemigrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/2026\/05\/11\/movimenti-nelle-retrovie-limpatto-delle-guerre-sullemigrazione\/","title":{"rendered":"Movimenti nelle retrovie: l&#8217;impatto delle guerre sull&#8217;emigrazione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si analizzano attentamente i dati delle <strong>tre grandi ondate migratorie<\/strong> (<strong>1876-1915<\/strong>; <strong>1916-1945<\/strong>; <strong>1946-1976<\/strong>), \u00e8 evidente che la seconda \u00e8 stata la meno imponente dal punto di vista numerico.<br>Le ragioni sono molteplici: le restrizioni all'ingresso introdotte da numerosi Paesi di destinazione (come Stati Uniti e Australia), la politica nazionalistica e anti-emigratoria del regime fascista e, soprattutto, l'impatto delle due guerre mondiali, che interrompono, riducono o addirittura invertono i flussi migratori. Lo dimostrano in modo eloquente i dati relativi agli espatri e ai rimpatri negli anni della Prima guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel <strong>1913<\/strong>, anno di punta delle partenze dalla Penisola, gli <strong>espatri dall'Italia<\/strong> sono <strong>872.598<\/strong>, con 176.024 rimpatri. <br>Quelli <strong>dal Veneto 79.800<\/strong> (con 3.930 rimpatri).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel <strong>1915<\/strong>, solo due anni dopo, gli <strong>espatri dall'Italia sono 146.019<\/strong>, con 164.418 rimpatri. <br>Quelli <strong>dal Veneto 9.453<\/strong>, con 3.317 rimpatri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell'anno dell'entrata in guerra dell'Italia (1915) si registra addirittura, a livello nazionale, un saldo migratorio positivo (+18.339), dopo i pesanti saldi negativi degli anni precedenti, culminati nel record di -697.574 nel 1913. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La spiegazione \u00e8 semplice: con la guerra molti giovani italiani residenti all'estero vengono richiamati alle armi. Inoltre, numerosi emigrati, spesso insieme alle loro famiglie, sono costretti a rientrare da Paesi come l'Austria e la Germania, divenuti nemici e ormai ostili alla loro presenza.<br>La cronaca locale bellunese registra, a pochi giorni dall'entrata in guerra, il rientro in Italia di lavoratrici espulse dall'Austria, insieme a bambini e anziani: in tutto <strong>12.000 persone<\/strong>.<br>L'<em>Austria felix, <\/em>la terra promessa di tanti emigranti, \u00e8 improvvisamente diventata il nemico numero uno.<br>Non resta che tornare a casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questi effetti immediati e quantitativi se ne aggiungeranno altri, meno evidenti ma destinati a incidere profondamente sulla geografia dell'emigrazione. Quando, nel dopoguerra, le partenze riprendono con grande intensit\u00e0, raggiungendo un picco straordinario gi\u00e0 nel 1920, il nuovo quadro politico europeo modifica profondamente le destinazioni. <br>Per gli emigranti veneti la Francia, impegnata nella ricostruzione e alleata dell'Italia durante il conflitto, sostituisce progressivamente Austria e Germania come principale meta continentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la Prima guerra mondiale, dopo la disfatta di Caporetto dell'ottobre 1917, il territorio compreso tra l'Isonzo e il Piave rimane occupato dalle truppe austro-tedesche per oltre un anno.<br>Udine, Pordenone, Vittorio Veneto, Belluno e Feltre cadono in mano agli invasori.<br>Treviso, Venezia e Bassano del Grappa si trovano invece con gli austro-tedeschi alle porte di casa, appena oltre il Piave. <br>Ad aggravare la situazione contribuisce la fuga di molte autorit\u00e0 civili e di numerosi notabili, che si sottraggono alle proprie responsabilit\u00e0 nei confronti della popolazione.<br>I cittadini rimasti sono lasciati quasi completamente in balia degli occupanti. A difenderli, spesso mettendo a repentaglio la propria vita, restano soprattutto i parroci, che possono fare leva sull'autorit\u00e0 morale esercitata dalla Chiesa cattolica nei confronti dell'Impero austro-ungarico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto la pressione dell'occupazione, <strong>circa 600.000 civili abbandonano, o sono costretti ad abbandonare, la propria terra<\/strong>. <br>Tra questi vi sono anche circa 250.000 \"non invasi\", sgomberati preventivamente dalle autorit\u00e0 militari italiane dai paesi situati a ridosso della linea del Piave.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un'esperienza senza precedenti, che coinvolge una parte consistente della popolazione veneta e friulana. Cos\u00ec descrive quella drammatica situazione il tenente Tonini, osservando il continuo passaggio dei profughi nella stazione di Padova:<br><em>\u00abI treni rigurgitavano di profughi: i vagoni erano tramutati in accampamenti zingareschi: sacchi, valigie, coperte, involti, cestoni; e vecchi e bambini, donne d'ogni et\u00e0 e condizione, pigiati insieme in confusa promiscuit\u00e0; un vociare senza tregua, un tramestio continuo, un grid\u00eco incessante; povera umanit\u00e0 spaventata, vissuta fino allora nella pace ordinata delle case che aveva dovuto abbandonare da un'ora all'altra e se ne andava verso non si sa dove.\u00bb<br><\/em>(Testimonianza tratta da <em>Profughi ovunque dai lontani monti. Da la Grapa fin d\u00f3 in Secilia<\/em>, di Massimiliano Pavan, Treviso, Canova, 1987).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I profughi trovano asilo in tutto il territorio nazionale: dal Piemonte alla Calabria, dalla Toscana alla Sicilia. Sono soprattutto donne, anziani e bambini, spesso abbandonati al proprio destino, quasi fossero \"randagi\". Per assisterli nascono spontaneamente comitati di soccorso, associazioni politiche e professionali, gruppi di volontari. Non mancano, tuttavia, episodi di speculazione sui sussidi, sui viveri e sugli alloggi, dinamiche che purtroppo ritornano anche nelle grandi emergenze dei nostri giorni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo immenso esodo di civili favorisce anche l'incontro, non sempre facile, tra italiani appartenenti a realt\u00e0 sociali, culturali e linguistiche profondamente diverse.<br>In molti casi i profughi si sentono <em>foresti<\/em> in casa propria; in altri, invece, nascono legami destinati a durare nel tempo, come quello tra i sappadini e gli aretini, che continua ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anche la Seconda guerra mondiale produce fenomeni migratori del tutto eccezionali<\/strong>, confermando il medesimo schema gi\u00e0 osservato durante il primo conflitto: <strong>la mobilit\u00e0 spontanea si arresta, mentre quella forzata assume proporzioni senza precedenti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra il 1938 e il 1943, in seguito a una serie di accordi bilaterali tra il regime fascista e la Germania nazista, <strong>vengono inviati nel Reich circa 500.000 lavoratori italiani<\/strong>. In una prima fase si tratta di manodopera reclutata formalmente su base volontaria e trasferita dalle principali stazioni ferroviarie italiane attraverso partenze organizzate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il rovesciamento delle alleanze dell'8 settembre 1943, il quadro cambia radicalmente. L'Italia diventa nemica della Germania e il reclutamento assume forme sempre pi\u00f9 coercitive. Agli operai \"volontari\" si aggiungono circa <strong>650.000 Internati Militari Italiani (IMI)<\/strong>, deportati dopo l'armistizio, oltre a decine di migliaia di civili costretti a lavorare nel Reich sotto le pressioni della Repubblica Sociale Italiana e delle autorit\u00e0 tedesche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel complesso, <strong>tra il 1938 e il 1945, circa 1,2 milioni di italiani<\/strong> vengono impiegati nell'economia di guerra del Reich: nelle miniere, nell'edilizia, nell'agricoltura e soprattutto nell'industria bellica.<br><strong>Tra loro sono moltissimi i veneti<\/strong>. Per decenni avevano raggiunto stagionalmente la Germania e l'Austria come lavoratori apprezzati e affidabili; il regime fascista sfrutta proprio queste reti migratorie consolidate, trasformandole in un canale privilegiato di esportazione della manodopera verso il Reich. Una tradizione di emigrazione economica viene cos\u00ec piegata alle esigenze dell'economia di guerra nazista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due guerre mondiali non interrompono soltanto i flussi migratori: ne trasformano profondamente la natura. Alla libera ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita si sostituiscono sempre pi\u00f9 spesso partenze obbligate, evacuazioni, deportazioni e rientri forzati. Per migliaia di famiglie venete il viaggio oltre confine non rappresenta pi\u00f9 soltanto una speranza di riscatto economico, ma diventa un'esperienza segnata dalla violenza della storia. \u00c8 una delle pagine meno conosciute dell'emigrazione italiana e veneta e, al tempo stesso, una delle pi\u00f9 significative per comprendere come i grandi conflitti del Novecento abbiano cambiato il significato stesso del partire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se si analizzano attentamente i dati delle tre grandi ondate migratorie (1876-1915; 1916-1945; 1946-1976), \u00e8 evidente che la seconda \u00e8 stata la meno imponente dal punto di vista numerico.Le ragioni sono molteplici: le restrizioni all&#8217;ingresso introdotte da numerosi Paesi di destinazione (come Stati Uniti e Australia), la politica nazionalistica e anti-emigratoria del regime fascista e, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,15,5],"tags":[],"class_list":["post-891","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-approfondimenti-mev","category-stanza-3-partire","category-stanze"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/891","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=891"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/891\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":100360,"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/891\/revisions\/100360"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=891"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=891"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mevapp.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=891"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}