Una delle qualità universalmente riconosciute ai veneti nel mondo è la capacità costruttiva, una sapienza del fare, un "pensare con le mani" che si esprime a tutti i livelli: dalla semplice manovalanza all'artigianalità, dalla progettazione all'organizzazione del cantiere, fino al talento artistico e alla creatività, che concorrono a rendere bello e innovativo ciò che si realizza.
Questa cultura è radicata nella storia e nella civiltà della regione, a partire proprio dal suo capoluogo: Venezia. Non solo un concentrato di bellezza, con capolavori riconosciuti a livello universale, ma innanzitutto una città che ha spinto da sempre i suoi abitanti ad affrontare e vincere sfide tecniche senza precedenti e senza uguali, per la sua instabile collocazione nella Laguna.
A Venezia, fin da epoche remote, si è imparato a lavorare insieme, a cooperare, creando veri e propri sistemi proto-industriali, molto prima della Rivoluzione industriale e della moderna organizzazione scientifica del lavoro. L'Arsenale di Venezia è considerato la prima catena di montaggio e il più grande complesso produttivo premoderno al mondo, basato su produzione standardizzata, sequenzialità e divisione del lavoro per costruire flotte da guerra in tempi record.
Un cantiere complesso, con un'amministrazione centralizzata, che nei periodi di massimo splendore impiegava fino a 16.000 operai, maestranze altamente specializzate e un'integrazione verticale del lavoro che prevedeva il controllo dell'intera filiera produttiva, dall'approvvigionamento del legname alle ultime finiture delle galee.
Questo modo di lavorare – capace di coniugare visione d'insieme e dettaglio, funzionalità ed estetica – è stato alimentato da una non comune sensibilità artigiana, confrontatasi con i più svariati materiali donati da una terra varia e generosa. Scalpellini, falegnami, ebanisti, carpentieri, mosaicisti, fabbri... Un territorio che è stato una grande fucina di qualità e bellezza, innestata su tradizioni antichissime, come quella musiva e orafa bizantina, e ravvivata da straordinarie stagioni artistiche: dal Rinascimento veneziano, paragonabile a quello toscano, al Settecento dei vedutisti e di Giambattista Tiepolo, forse il più grande artista europeo del Rococò.
Un territorio diventato paradigma per il mondo, come dimostra la fortuna planetaria del modello architettonico palladiano: dall'Opera di Stato di Berlino alla Casa Bianca di Washington.
Grazie a questo retroterra culturale, diffuso a tutti i livelli della società veneta e consolidato attraverso i secoli, si sono sviluppate un'attitudine e una flessibilità costruttiva che molti emigrati hanno portato con sé e fatto brillare all'estero. L'espressione "abbiamo formato paesi e città" non èsoltanto un modo di dire. Ha un solido fondamento storico, se si pensa ai costruttori e alle imprese venete che hanno concretamente concorso all'edificazione e alla crescita delle metropoli del Nuovo Mondo: da Buenos Aires a Toronto, da Città del Capo a Melbourne. Con protagonisti come Primo Capraro, Francesco Saverio Pellizzari e Giuseppe Rubbi, che hanno lasciato segni indelebili e realizzato opere visionarie.
Ma i veneti non si sono cimentati soltanto nell'edilizia civile. Hanno anche contribuito, con la loro fatica e il loro ingegno, alla realizzazione di molte tra le grandi opere viarie e idroelettriche che hanno cambiato il volto dell'Europa e del mondo tra Ottocento e Novecento.
In questo caso a distinguersi sono stati soprattutto i bellunesi, abituati a confrontarsi con il lavoro in montagna, ad alte quote e in condizioni estreme.
Tra i principali cantieri che hanno visto il contributo dei lavoratori e delle maestranze venete ricordiamo:
- Traforo ferroviario del San Gottardo (15 km), in Svizzera, realizzato tra il 1872 e il 1882: uno dei più grandi cantieri europei dell'epoca, con migliaia di operai italiani.
- Traforo ferroviario del Sempione (19,8 km), tra Svizzera e Italia, realizzato tra il 1898 e il 1906: all'epoca della costruzione, e per i successivi 76 anni, la più lunga galleria ferroviaria del mondo. Nel cantiere lavorano circa tremila operai al giorno, in gran parte italiani, molti provenienti dalle regioni alpine e in particolare dal Nord-Est.
- Nag Hammadi Barrage, Egitto, grande opera idraulica di sbarramento sul Nilo realizzata tra il 1928 e il 1930, tra i maggiori cantieri idraulici egiziani del periodo.
Le imprese italiane svolgono un ruolo da protagonista, con un importante contributo di lavoratori veneti, in particolare bellunesi e trevigiani. - Secondo rialzo della diga di Assuan, Egitto, realizzato tra il 1928 e il 1933, con la partecipazione di operai specializzati bellunesi.
- Ferrovia Transiraniana (Transpersiana), Iran, linea ferroviaria di 1.394 km con 224 gallerie e ponti, costruita tra il 1927 e il 1938. Il cantiere internazionale vede la presenza di imprese e tecnici italiani, con un significativo contributo veneto.
- Diga di Mauvoisin, Svizzera, diga ad arco alta 250 metri, realizzata tra il 1951 e il 1957, con una forte presenza di lavoratori stagionali veneti.
- Grande Dixence, Svizzera, la diga a gravità più alta del mondo con i suoi 285 metri, costruita tra il 1950 e il 1965 con un forte apporto di manodopera italiana e veneta, in particolare di operai specializzati e tecnici bellunesi.
- Diga di Kariba, Zambia/Zimbabwe, grande diga ad arco gravitante su un bacino lungo oltre 200 km, costruita tra il 1955 e il 1959 dal consorzio italiano Impresit.
Circa 800 italiani sono impiegati nel cantiere, ancora una volta con l'importante contributo di lavoratori e tecnici veneti. - Alta Diga di Assuan, Egitto, realizzata tra il 1960 e il 1970. Pur essendo un'opera sovietico-egiziana, vede gli italiani protagonisti nella fase preparatoria e nelle opere collegate, con molti tecnici, carpentieri, ferraioli, meccanici, escavatoristi e minatori provenienti dal Bellunese e dal Veneto montano.
- Diga di Mattmark, Svizzera, grande diga in terra costruita tra il 1960 e il 1967, con una forte presenza di lavoratori italiani e veneti. La valanga che travolge parte delle baracche del cantiere provoca 88 morti, di cui 56 italiani. Diciotto sono veneti.
Queste sono solo alcune delle grandi opere idroelettriche e viarie realizzate con la fatica e l'ingegno tecnico dei lavoratori veneti, perlopiù emigrati stagionali. Il loro contributo è continuato per gran parte del Novecento, con la partecipazione a cantieri storici, tra cui quelli degli anni Sessanta per la realizzazione dei grandi trafori stradali alpini, come il Gran San Bernardo, il San Bernardino e il Monte Bianco.
Questa attitudine costruttiva ha portato progressivamente molti veneti a diventare protagonisti di una mobilità professionale altamente qualificata e ricercata. Una presenza esportata in tempi più recenti nei grandi cantieri internazionali, dall'Algeria alla Libia, dal Marocco all'Afghanistan, dall'Iran all'Iraq, fino all'Oman, all'Indonesia, alla Colombia, al Venezuela e a molti altri Paesi del mondo.