Per gran parte dell'Ottocento l'emigrazione italiana fu un fenomeno spontaneo, poco conosciuto e scarsamente governato. Milioni di persone lasciavano il Paese all'avventura, nella migliore delle ipotesi seguendo reti familiari, paesane o professionali, mentre lo Stato interveniva solo marginalmente. L'assistenza agli emigranti era affidata soprattutto all'iniziativa privata, alle associazioni di mutuo soccorso e, in misura determinante, all'opera dei missionari cattolici, che offrivano sostegno materiale, religioso e umano alle comunità italiane sparse nel mondo. Ne è uno straordinario esempio, per l'epopea veneta in Brasile, lo scalabriniano padre Pietro Colbacchini.
L'inizio del Novecento segnò una svolta. L'emigrazione aveva ormai assunto dimensioni tali da richiedere una vera politica pubblica. Con la legge n. 23 del 1901 venne istituito il Commissariato Generale dell'Emigrazione, il primo organismo statale incaricato di affrontare in modo organico il fenomeno migratorio. Il suo compito principale era tutelare gli emigranti italiani all'estero, promuovendone i diritti, migliorandone le condizioni di vita e salvaguardando il prestigio dell'Italia attraverso le proprie comunità nel mondo, della cui importanza strategica si prese progressivamente coscienza, maturando l'idea dell'esistenza di un'Italia fuori dell'Italia.
Va ricordato che, in quegli anni, per lo Stato italiano l'emigrazione era sostanzialmente quella transoceanica, ritenuta definitiva e quindi meritevole di particolare attenzione. Gli spostamenti verso i Paesi europei, per lo più stagionali o temporanei, erano invece considerati una forma di mobilità professionale e non ricevevano la stessa considerazione.
Tra gli strumenti più importanti creati dal Commissariato vi fu il Bollettino dell'Emigrazione, pubblicato dal 1902 al 1927, anno in cui il Commissariato fu soppresso dal regime fascista, che modificò profondamente l'impostazione della politica migratoria italiana.
Per oltre un quarto di secolo il Bollettino rappresentò il principale osservatorio pubblico sull'emigrazione italiana. Vi confluirono studi, statistiche, inchieste, relazioni diplomatiche, analisi economiche, interventi di politici, funzionari, studiosi, giornalisti ed esperti di altissimo livello.
Le sue pagine raccontano i flussi migratori, le condizioni di vita degli emigranti, la legislazione dei Paesi di destinazione, le iniziative di assistenza, i problemi sanitari, il lavoro, le rimesse, le comunità italiane all'estero e le profonde trasformazioni della società italiana.
Ancora oggi il Bollettino dell'Emigrazione costituisce una delle fonti più preziose per lo studio della Grande Emigrazione. A differenza di una ricostruzione storica successiva, restituisce gli avvenimenti nel momento stesso in cui si verificano, permettendo di leggere il fenomeno con gli occhi dei contemporanei e di coglierne preoccupazioni, speranze e dibattiti.
L'intera raccolta è oggi liberamente consultabile online grazie al lavoro della Fondazione Paolo Cresci per la Storia dell'Emigrazione Italiana, all'indirizzo:
https://www.museoemigrazioneitaliana.org/bollettino
Tutte le annate sono disponibili in formato digitale e possono essere esplorate attraverso sommari, indici e strumenti di ricerca che consentono di individuare rapidamente persone, luoghi e argomenti specifici. Un patrimonio documentario straordinario, accessibile gratuitamente a studiosi, studenti e semplici appassionati.
A oltre un secolo dalla sua nascita, il Bollettino dell'Emigrazione continua così a svolgere la funzione per cui era stato concepito: aiutare a conoscere l'emigrazione italiana. Con una differenza fondamentale: se allora rappresentava la voce dello Stato rivolta ai contemporanei, oggi è una memoria viva, che permette di comprendere dall'interno uno dei fenomeni più importanti della storia nazionale. Per organicità, continuità editoriale e qualità scientifica, rimane ancora oggi un'opera difficilmente eguagliata e uno strumento insostituibile per avvicinarsi alla diaspora italiana nel mondo..