Gli arrivi degli emigranti italiani e veneti nei Paesi transoceanici avvengono attraverso città, porti e specifici luoghi di transito e di accoglienza che ormai sono entrati nell'immaginario collettivo della storia dell'emigrazione: autentiche porte del Nuovo Mondo.
Buenos Aires in Argentina, Montevideo in Uruguay, Santos, Rio de Janeiro e Porto Alegre in Brasile sono tra i principali porti che in America Latina accolgono gli immigrati italiani provenienti dal Veneto e da altre parti d'Italia.
A Porto Alegre sbarcano i primi veneti che diventeranno coloni dei territori del Rio Grande do Sul.
Per chi, qualche anno dopo, è destinato alle fazendas dello Stato di San Paolo, l'approdo diventa invece il porto di Santos, dove gli emigranti vengono prelevati subito dopo lo sbarco e trasferiti con un treno speciale nell'Hospedaria de Imigrantes di San Paolo, oggi divenuta Memorial do Imigrante.
Qui, dal 1887 al 1978, transitano milioni di persone.
La permanenza in luoghi come questo non è mai facile: interminabili giorni di affollamento, file e attese, attraversati da sentimenti di incertezza per il futuro e di ansia per l'ignoto.
È il confronto con un mondo brulicante di moltitudini e di lingue incomprensibili, che può risultare traumatico per chi ha vissuto sino ad allora all'ombra di un campanile, in un paese di campagna dall'altra parte del mondo.
A Buenos Aires le navi degli emigranti attraccano ai due moli dell'allora unico porto della città, situato di fronte al Fuerte. Sulla Darsena Norte viene costruito, tra il 1908 e il 1911, l'Hotel de los Inmigrantes, una vera e propria cittadella destinata alla prima accoglienza, attiva fino al 1953 e oggi convertita in Museo dell'Immigrazione.
Per i soli pasti, serviti separatamente a uomini e donne, la mensa può accogliere fino a milleduecento persone.
Ellis Island, a New York, dal 1892 al 1954 è la frontiera per 12 milioni di persone, da cui ha origine il 40% dell'attuale popolazione statunitense.
Qui, dopo lo sbarco, i passeggeri di terza classe sono sottoposti a selettivi e spesso umilianti controlli medici e burocratici, dai quali dipenderà la loro sorte nella famigerata "scala della separazione": permanenza o rimpatrio.
Nella migliore delle ipotesi, resta ancora tanta strada da fare.
Il molo Pier 21, ad Halifax in Nuova Scozia, dal 1928 al 1971 è la porta d'accesso al Canada per moltitudini di immigrati, rifugiati politici, profughi, militari, spose di guerra e loro bambini.
In Sudafrica si arriva prevalentemente a Cape Town, ma anche a Port Elizabeth e Durban.
Lo sbarco in Australia avviene a Fremantle, Adelaide, Melbourne e Sydney.
Lo spettacolo di queste città affacciate sull'Oceano Indiano e sull'Oceano Pacifico attenua quello che per molti sarà un durissimo inserimento nella nuova terra.
Con il trascorrere del tempo e il consolidarsi delle catene migratorie, gli approdi nei Paesi transoceanici diventano meno traumatici e meno solitari. Sempre più frequentemente ad affollare i moli e ad accogliere gli arrivi di italiani e veneti sono amici e parenti.
Sono abbracci che sciolgono malinconie e smarrimenti.
Qualcosa di caro che era mancato ai primi emigranti.